Mercoledì 6 Maggio 2015 – ore 18.00 Tino Grisi con Luigi Bartolomei “Possiamo ancora costruire chiese? Emil Steffann e il suo atelier” Giovedì 14 Maggio 2015 – ore 18.00 Mons.Giancarlo Santi con Maria Beatrice Bettazzi “Arte e Artisti al Concilio Vaticano II” Mercoledì 20 Maggio 2015 – ore 18.00 Paolo Bedogni con Don Davide Righi “Luoghi di riconciliazione. Il mestiere dell’architetto” Tutti gli incontri si svolgeranno presso Urban Center Bologna, Piazza del Nettuno, 3 Il ciclo di incontri si rende possibile nella convenzione che il Dipartimento di Architettura – Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna ha avviato con la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna. Il volume di Paolo Bedogni, che reca una presentazione del Prof. Manlio Sodi, presidente della Pontificia Accademia di Teologia e un’introduzione storica del liturgista Pietro Sorci, riempie un vuoto nel panorama dell’architettura per le chiese. I luoghi della riconciliazione (generalmente gli “armadi”-confessionale) sono quelli meno visibili e spesso appaiono quasi come elementi estranei, aggiunti al disegno generale dell’edificio. Come se il sacramento all’esercizio del quale sono preposti fosse di secondaria importanza. In realtà l’indagine storica mostra come un tempo l’intero complesso architettonico fosse considerato luogo adatto alla riconciliazione. Solo con le Instructiones borromaiche postridentine si cominciano a costruire i confessionali. Dopo il Vaticano II, e tanto più ora con il Giubileo della Misericordia in vista, un ripensamento sulla collocazione, sull’elaborazione, sulla composizione cromatica e luministica di tali luoghi sembra tanto più auspicabile. Così che l’organismo chiesa sia veramente un organismo e non un insieme di parti raccolte da origini lontane. Il volume di Bedogni è un primo passo volto a ripensare all’integrazione dei luoghi della riconciliazione nell’economia spaziale del luogo per la celebrazione. Il volume è già stato presentato al Pontificio Istituto Seraphicum di Roma: riportiamo qui l’intervento svolto in quell’occasione dal P. Domenico Paoletti che si riferisce in particolare alla cappella della riconciliazione realizzata nel Santuario di Lanciano. Mercoledì 6 maggio 2015 un secondo incontro sul tema è svolto in un convegno a Bologna: indice che l’argomento oggi è sentito ben più di quanto non avvenisse in passato. (LS)   Intervento di Padre Domenico Paoletti durante Presentazione del libro Luoghi di riconciliazione. Il mestiere dell’architetto di Paolo Bedogni presso Biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura”Seraphicum, Roma, 23 aprile 2015,   “Buonasera, sono contento di questo momento accademico perché mi dà l’occasione di rivedere l’amico Paolo Bedogni con il quale ho collaborato durante il Giubileo del 2000 per la ristrutturazione del complesso della riconciliazione del Santuario di Lanciano. Un Giubileo straordinario ci ha permesso di rivederci dopo 15 anni… occorrono i Giubilei per rivedersi. Ecco, articolo il mio intervento in due parti nella prima richiamo i motivi della presentazione del libro “Luoghi di riconciliazione. Il mestiere dell’architetto” di Paolo Bedogni e nella seconda parte, partendo da uno degli esempi più significativi e riusciti della riprogettazione del luogo della riconciliazione che è la Cappella della Riconciliazione del Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano evidenziando alcuni segni della riconciliazione riconciliata con il suo sacramento. Ecco, perché di questa presentazione.. Oltre al valore prezioso del volume, molto sintetico, molto efficace, un motivo aggiunto man non per questo meno importante è il fatto che il libro si inserisce molto bene all’interno della scelta di Papa Francesco di indire un Giubileo straordinario della Misericordia con la Bolla Misericoridia Vultus dell’11 aprile scorso dove si sottolinea che il mistero della fede cristiana trova nella misericordia la sua sintesi. La riconciliazione è l’espressione della misericordia e il sacramento della confessione, detto anche della penitenza o appunto della riconciliazione, è la celebrazione dell’amore misericordioso di Dio. La confessione in senso profondo, prima di essere confessione dei peccati, è riconoscere la Misericordia di Dio riportandoci al nucleo portante della identità ecclesiale. La Chiesa, o vive una dinamica di misericordia o non è Chiesa come ci ricorda spesso Papa Francesco. Il libro di Paolo Bedogni apre un dibattito sul luogo della riconciliazione: esprime misericordia di Dio o piuttosto soltanto miseria umana? Quegli armadi, anfratti, luoghi un po’ tetri accantonati… come rendere lo spazio celebrativo della riconciliazione evocativa della misericordia in modo persuasivo, amabile e coinvolgente come direbbe il teologo Sequeri? Un secondo motivo è più inerente al contenuto del libro dove l’attenzione è data all’abitare. Non a caso è uno dei cinque verbi della traccia per il cammino verso il V convegno ecclesiale nazionale di Firenze del prossimo novembre. La traccia del convegno propone cinque movimenti esistenziali da declinare nei vari contesti nei quali viviamo e operiamo: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Leggendo il libro di Bedogni si ritrovano questi cinque verbi, questi cinque movimenti che insieme esprimono un percorso penitenziale pasquale. Ogni verbo va approfondito, per esempio il verbo abitare centrale nell’attenzione del mestiere dell’architetto è il verbo tipicamente evangelico «Dio venne ad abitare in mezzo a noi». Ed è un verbo che la Chiesa è chiamata a coniugare scandendo lungo la storia i passi della missione ricevuta. Il verbo abitare ha conosciuto diverse coniugazioni specie per quanto riguarda il luogo della riconciliazione come ricordato nell’ampia introduzione al libro del liturgista Pietro Sorci. Nessun sacramento nella Chiesa ha conosciuto tanti cambiamenti quanto la penitenza nelle forme celebrative come documentato nello studio sintetico ed efficace di Bedogni. Nei sacramenti la forma non è semplice involucro in cui ciò che conta è il contenuto ma la forma esprime e influisce sulla percezione teologica e antropologica del sacramento. Le forme, gli spazi, i luoghi, gli arredi, le luci, la materia, i colori trasmettono una certa idea di Chiesa e di Dio. Allora, quale idea trasmette il luogo della riconciliazione? Solo penitenza? oppure qualcosa.. da lavare i panni? andiamo via alla chetichella? Il terzo motivo del perché della presentazione è dato dal fatto che uno degli esempi più riusciti di riconciliazione tra misericordia di Dio, sacramento della Riconciliazione e luogo celebrativo è la cappella della Riconciliazione e Misericordia del Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano la cui immagine è stata messa non a caso come sovracoperta del libro. La Cappella della Riconciliazione è uno spazio liturgico ristrutturato e riprogettato dall’autore del libro del libro, l’architetto Paolo Bedogni che ha ben valorizzato il proprio mestiere per dedicarsi con competenza e passione al luogo della riconciliazione in dialogo e sinergia con altre competenze teologiche e liturgiche e con la committenza naturalmente. Uno spazio ristrutturato e riprogettato all’interno di un progetto globale di restauro e valorizzazione dello stesso complesso monumentale del Santuario di Lanciano nell’ambito dei programmi del grande Giubileo del 2000. In quegli anni di progettazione e di lavori io, come Ministro provinciale dei Frati Minori conventuali d’Abruzzo, ho sperimentato la fecondità della collaborazione tra i vari enti e competenze sulla base del rispetto, fiducia, stima e anche tanto tanto coraggio, vero Paolo? Seconda parte di questo mio intervento: ecco, della Cappella della Riconciliazione di Lanciano descritta nel libro con foto alle pagine 139 e 152, enucleo alcuni segni all’insegna del riconciliare la riconciliazione col suo sacramento e con il suo spazio. Le vie del Sacrosanctum Concilum n°72 di rivedere il rito e le formule della penitenza in modo che esprimano più chiaramente la natura e l’effetto del sacramento è stato ben recepito e studiato dall’architetto Paolo Bedogni esperto nel campo del restauro e dell’adeguamento dei luoghi liturgici tanto che la Cappella di Lanciano è uno spazio che esprime la natura e l’effetto del sacramento della riconciliazione. Alcuni segni del luogo della riconciliazione di Lanciano del luogo della riconciliazione di Lanciano non sono solo segni della celebrazione del sacramento della riconciliazione ma in qualche modo lasciano il segno in chi vi entra, bendisposto. Questo secondo me è l’aspetto più interessante. Non solo il segno che rappresenta, che evoca, ma che in qualche modo segna e cambia la persona che entra in questa liturgia, in questa celebrazione. Alcuni segni che lasciano il segno di una autentica riconciliazione. Ecco accenno a quattro segni: Primo segno, lo spazio della Cappella di Lanciano è uno spazio in movimento e invita a un movimento, a un percorso, a un cammino, è il cammino di conversione. È il sacramento della conversione la riconciliazione. I vari elementi e la coerenza fra i vari elementi esprimono e inducono a un cammino. Se la fede cristiana è conversione – «convertitevi e credete al Vangelo» – allora il sacramento della penitenza va compreso, celebrato e vissuto all’interno del cammino di conversione continua. Nel cammino di conversione continua il sacramento della riconciliazione è un momento di particolare grazia efficace per portare a compimento lo sviluppo della grazia battesimale. Uno spazio non angusto, non sfilacciato dal resto ma uno spazio che invita a entrare e ad uscire come il libro riporta in alcuni passaggi. C’è una direzionalità dello spazio data dal lungo trave di legno che attraversa il nuovo spazio penetrando nei quattro confessionali divenendo il segno fra il didentro e il difuori, fra il prima e il dopo la celebrazione, i banchi orientati verso la presenza del Santissimo collocato in un altro spazio visibile, accessibile attraverso gradini e soglie di passaggio. Ci sono in questo ambiente tante soglie che portano un passaggio, con un percorso anche mistagogico: non è sempre facile trovare degli spazi che portino ad un cammino mistagogico. Inoltre, il motivo della scala, del deambulatorio.. sono tutti elementi che esprimono un cammino. Secondo segno, il cammino di conversione è provocato dall’ascolto della parola. La Cappella ha uno spazio centrale, un luogo elevato, creato per la proclamazione della parola. Giovanni Moioli afferma a proposito: «In principio sta la mia coscienza che si lascia misurare su una parola. Dico che questi sono peccati perché la parola li chiama in questo nome e proprio perché anche io li chiamo così divento credente faccio un atto di fede». Terzo elemento, un altro segno del luogo della riconciliazione di Lanciano che segna è l’ecclesialità: con la parola di Dio, la rivelazione ci raggiungono attraverso la chiesa luogo concreto e fraterno di incontro con la misericordia di Dio. L’ecclesialità è costitutiva alla rivelazione e alla fede. La fede è sempre fede ecclesiale, così come i sacramenti sono sempre sacramenti ecclesiali. Il dato teologico dell’intrinseca dimensione ecclesiale della riconciliazione, dato rimesso al centro dal Concilio Vaticano II, ancora non trova una traduzione liturgica adeguata. A Lanciano Paolo Bedogni è riuscito nel creare uno spazio ecclesiale comunitario permettendo anche una auspicabile forma comunitaria del sacramento della riconciliazione, ecco se verrà sdoganata questa forma. Quarto segno, la dimensione ecclesiale recuperata a Lanciano non fa diminuire il fondamento cristologico del sacramento perché tutto lo spazio è orientato alla croce vero luogo di riconciliazione perché luogo di rivelazione del volto misericordioso di Dio, il volto dell’ amore che si fa perdono smisurato e gratuito ma una croce luminosa grazie alla luce della Pasqua. Come scrive l’autore del libro che presentiamo: «Il tutto è pensato in ottica gioiosa di riconciliazione in cui, dopo aver partecipato alla passione cogliamo la grazia della risurrezione: da qui la scelta degli accostamenti cromatici, della luce che viene dall’esterno a riconciliare e illuminare il nostro buio» La Cappella della riconciliazione di Lanciano è un esempio riuscito di una elaborazione progettuale che tiene conto dell’attuale riscoperta della duplice dimensione del segno liturgico performativa oltre ad essere rappresentativa ed evocativa. Ringrazio l’autore e grazie a voi». IFPRESS-650x888    ]]>

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