USA: cittadinanza onoraria a Bernardo de Gálvez. O dell’importanza del peso demografico

di Leonardo Servadio

Si stavano chiudendo i lavori dell’anno parlamentare a Washington D.C. quando il Senato ha approvato la concessione della cittadinanza onoraria a Bernardo de Gálvez. Un nome che non dice nulla a nessuno, tranne forse pochissimi esperti in storia ispanica. Gálvez fu un militare e combatté a lato degli insorti nel corso della Rivoluzione americana del 1776. L’importanza del riconoscimento che gli viene ora attribuito è evidenziata dal fatto che questo è stato concesso solo altre sette volte, a Winston Churchill, Raoul Wallenberg (un diplomatico svedese meritevole di aver salvato molti ebrei durante le persecuzioni naziste), William Penn (fondatore della Pennsylvania), Hannah Callowhill Penn (seconda moglie di Penn), Madre Teresa di Clacutta, il marchese de Lafayette (anch’egli ufficiale nelle file dell’esercito americano durante la Rivoluzione) e Casimir Pulaski (conosciuto come “fondatore della cavalleria americana” e combattente nelle Rivoluzione del 1776). A parte Madre Teresa, che lo ricevette nel 1996, un anno prima della morte, tutti questi riconoscimenti sono postumi. Hanno certamente un significato storico: si tratta di personalità la cui opera è riconosciuta come rilevante per le finalità che perseguono gli Stati Uniti: non va mai dimenticato, infatti, che a differenza di tutti gli altri stati del mondo, gli USA sorsero non soltanto sulla base di interessi radicati e condivisi di carattere sociale ed economico, ma anche sulla base di principi che sono stati ritenuti fondanti per un mondo nuovo. Principi in parte derivati dal diritto naturale, in parte figli dell’illuminismo europeo, in parte derivati dalla tradizione cristiana e riassunti nella triade affermata nella Costituzione americana: diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. La risoluzione adottata nel caso di Gálvez è questa: “Considerato che gli Stati Uniti hanno conferito la cittadinanza onoraria in altre sette occasioni in tutta la loro storia, e che la cittadinanza onoraria è e deve continuare a essere un onore straordinario che non si concede alla leggera né frequentemente; considerato che Bernardo de Gálvez y Madrid fu un eroe della Guerra Rivoluzionaria (la guerra di Indipendenza) e rischiò la vita per la libertà del popolo degli Stati Uniti e che fornì aiuti, consigli e un enorme sostegno militare all’impegno bellico; che Bernadro de Gálvez reclutò un esercito di 7.500 uomini che includeva spagnoli, francesi, afroamericani, messicani, cubani e angloamericani e fu a capo dell’impegno della Spagna volto ad aiutare i coloni Statunitensi contro la Gran Bretagna; considerato che durante la Guerra Rivoluzionaria Bernardo de Gálvez e le sue truppe presero il porto di New Orleans e sconfissero i Britannici nelle battaglie di Baton Rouge, Luisiana, Natchez, Mississipi e Mobile, Alabama; considerato che Bernardo de Gálvez fu a capo dell’assedio di Pensacola in Florida in cui ebbe la meglio dopo mesi di lotta con la quale catturò la capitale della Florida britannica occidentale lasciando così gli Inglesi privi di basi navali nel Golfo del Messico; considerato che Bernardo de Gálvez fu ferito durante questo assedio e col suo coraggio fu di esempio per i combattenti statunitensi; considerato che le vittorie di Gálvez contro i britannici furono ritenute da George Washington come fattore decisivo per la vittoria nella Guerra Rivoluzionaria; considerato che Gálvez contribuì alla redazione degli accordi che misero fine alla Guerra Rivoluzionaria; considerato che il 31 ottobre 1778 il Congresso Continentale degli Stati Uniti ha manifestato la sua gratitudine a Gálvez; considerato che dopo la guerra Bernardo de Gálvez è stato viceré della Nuova Spagna e si impegnò nell’opera di stilare la carta geografica del Golfo del Messico, in essa inclusa la baia di Galveston, la maggiore della costa texana; considerato che molte località, come la baia di Galveston, Galveston (Texas), la contea di Galveston (Texas), Galvez (Louisiana) e San Bernardo Parish (Louisiana) devono il proprio nome a Gálvez; considerato che lo stato della Florida lo ha onorato della onorificenza di Gran Floridese; e considerato che Bernardo de Gálvez ebbe un ruolo importante nella Guerra Rivoluzionaria e aiutò ad assicurare l’indipendenza degli Stati Uniti, il Senato e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America e il Congresso di America in assemblea risolvono che Bernardo de Gálvez y Madrid, visconte di Galveston e conte di Gálvez è proclamato cittadino onorario degli Stati Uniti”. L’ambasciatore spagnolo a Washington, Ramón Gil-Casares, ha evidenziato come questa dichiarazione apre le porte al fatto che già nelle scuole primarie i bambini americani potranno familiarizzarsi con questa figura e di riflesso col fatto che la Spagna ebbe un ruolo rilevante nella lotta per l’indipendenza degli Stati Uniti. In questo modo, sostiene l’ambasciatore, la Spagna ha acquisito un ruolo che in precedenza non aveva. Qual è questo ruolo? Salta evidente alla vista il fatto che oggi la popolazione di origine ispanica (prevalentemente messicana) residente negli Stati Uniti è di 54 milioni di persone: dopo il Messico, la più grande comunità di hispano parlanti del mondo. E la maggiore comunità di origine non anglosassone negli Stati Uniti. L’ufficio federale delle statistiche prevede che nel 2060 la popolazione di origine ispanica raggiunga i 128 milioni di persone, ovvero il 31 per cento della popolazione. Si può dire, en passant, che quel che gli Stati Uniti conquistarono al Messico (cioè, all’ex Nuova Spagna) con la guerra del 1848 (ovvero tutta la fascia sud degli USA, che dalla California a ovest arriva al Texas a est), oggi pian piano la popolazione ispanica se lo sta riprendendo per mera forza demografica. E l’immigrazione dal sud continua, malgrado i tentativi di arginarla erigendo barriere sempre più formidabili sul Rio Grande: in particolare dal Messico (oltre il 60 per cento) ma anche dal Salvador, da Costa Rica, Nicaragua, Cuba e diversi altri Paesi latinoamericani. Non solo, si tratta anche di una popolazione giovane: l’età media più avanzata della popolazione ispanica negli USA si trova in Florida (luogo che accoglie la maggiore comunità di profughi cubani fuggiti al regime castrista) ed ha una media di poco superiore ai 34 anni. Evidentemente si tratta di una situazione nuova per gli Stati Uniti, un Paese composto quasi interamente da immigrati che cercando di fermare le nuove immigrazioni pur nel proprio immenso territorio, sembra andare contro le proprie origini. Ecco che riscoprire la parte spagnola della rivoluzione americana del 1776 diviene oggi qualcosa di rilevante per ripensare al complesso delle relazioni tra comunità di origine anglosassone e comunità di origine ispanica nel territorio americano È una decisione saggia quella assunta dal Congresso e dal Senato statunitense: consente di rivedere le proprie origini e in questa prospettiva meglio collocare l’evoluzione futura di un Paese enorme e potente, che sta tuttavia pian piano vedendo ridotto il proprio ruolo di preminenza nel mondo a seguito dell’emergere delle superpotenze asiatiche, Cina, India e Russia. Superpotenze, le prime due, anzitutto grazie all’enorme peso demografico su cui contano. Peso demografico che vuol dire forza lavoro capace di produrre, ingegni in grado di creare. Se la principale forza degli Stati Uniti è stata sempre la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico, il fatto che in campo astronautico oggi l’India abbia messo in orbita attorno a Marte un proprio satellite artificiale e che la Cina da tempo sia parte integrante dell’esplorazione spaziale, indica come “peso demografico” non voglia dire solamente manodopera a basso costo. Non a caso la decisione del Presidente Barak Obama di riconoscere lo stato di immigrati anche ad alcune categorie di clandestini giunge più o meno nello stesso momento in cui è concessa la cittadinanza onoraria postuma all’eroe spagnolo. Sancendo la piena dignità degli ispanici negli Stati Uniti, come riflesso della cittadinanza onoraria conferita a Bernardo de Gálvez, gli Stati Uniti compiono un gesto simbolico altamente significativo. Potrebbero così preparare forse l’unica strada che potrebbe consentire loro di reggere la pressione di quella che sarà la concorrenza delle potenze asiatiche nei decenni futuri: dotandosi anch’essi di quanto gli è venuto a mancare dal secondo dopoguerra. Una importante dinamica di crescita demografica.    ]]>

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