di Aldo Ferrara

Le Regioni Europee e le loro Ragioni. Dal G-Local all’indipendenza della Governance

Nel dicembre 2017, tre anni fa, questo sito ospitò un intervento che si riferiva all’iniziativa di uno dei grandi della Regione Lombardia, Piero Bassetti, primo Presidente della Regione, all’alba dell’istituzione dell’Autonomia Regionale (1970). Da tempo sostenitore della Governance Locale (G-local), Bassetti indusse un ragionamento che era forse prematuro. Di fatto non ne scaturì alcun dibattito sul futuro del Vecchio Continente. Riassunto in un titolo provocatorio (Europa a 40 velocità) quell’articolo mostrava la via per un’Europa purtroppo ancora ingessata anche perché ad impronta nazionalistica e tutto sommato conservatrice. 1

Dare spazio alle istanze regionali europee e avviarne un percorso regionalistico, sembrò, allora, durante la crisi catalana avviata da Puigdemont, foriero di “regionalismi” a vocazione separatista. Invece avrebbe consentito di dare maggiore unità all’Europa, tracciandone un percorso di sviluppo centrato sui mercati comuni dove si inseriscono le Regioni a più ampia capacità produttiva.

Oggi, sull’onda perversa e istruente della pandemia, 24 Regioni Europee, tra cui solo due italiane, Emilia-Romagna e Lazio (v. l’immagine qui sotto), tracciano un percorso collaborativo in una lettera inviata ai maggiori leader europei. Il core di questa lettera è riassunto in queste righe…”These competences might include health and social care, education and training, research and development, industrial policy, business development, climate, energy and water management, agriculture and biodiversity, digitalisation, transport and mobility, infrastructure or other areas related to the European Strategic Agenda. The role of regions in these regards is crucial for a sustainable, fair, post-COVID recovery, ensuring that nobody is left behind.”2

È la conferma che alcune competenze per uno sviluppo integrato europeo devono passare per le Regioni, confermando le vocazioni gemelle, dal turismo alla meccanica, all’agroalimentare.

Ma la seconda è quella politica che superi le incertezze che in definitiva sono tutte europee e non solo italiane. La fine dei partiti di massa, l’irresistibile tendenza alla governance “dal basso” di ispirazione grillina che poi finisce per dissolversi nel calderone qualunquista indicano la necessità di una strada diversa: quella del Governo Civico.

È la strada che ci consentirebbe di superare le pastoie tra Indipendenza, Autonomia e Secessione e fare chiarezza sul vero significato dell’Autonomia Legislativa, inscritta in una Europa Federale e non federata. Essa si basa sostanzialmente sulla possibilità di recupero fiscale interamente devoluto alla Regione, senza tributi allo Stato di appartenenza. Tuttavia spesso altre motivazioni sostengono la richiesta di appartenenza. Il comune sentire linguistico e culturale fa sì che un popolo si ritrovi attorno a una tradizione comune, come avviene in Scozia. In effetti uno dei motivi più sostanzianti l’aggregazione regionale è la lingua comune. Questa ha in molti casi tali radici culturali da esser una lingua autonoma, derivata da altro ceppo linguistico, come avviene in Sardegna, la cui lingua gode di un’autonomia lessicale e grammaticale. A questo punto il Civismo territoriale si trasforma e diviene Entità Politica Regionale che può godere, nella maggior parte dei casi, di autonomia culturale, economica e finanziaria. Gli esempi si concretizzano in una lista europea di almeno 40 entità che avrebbero le insite prerogative dell’autonomia.

Ma la vera e più pressante impellenza deriva dalle problematiche economiche.

La mancanza di sviluppo ubiquitaria nei Paesi Europei trova in alcune aree picchi manifesti dalla disoccupazione, specie giovanile. Il 21% di disoccupazione italiana a fronte del 41% di quella giovanile, se rende ragione della sofferenza globale massimizzata non esprime del tutto quanto questa possa mortificare, e non solo sul piano economico, l’intera regione interessata. Livelli di sicurezza che si abbassano drammaticamente, incapacità degli anziani di avviarsi alle cure, impossibilità di frenare l’esodo dei giovani verso altri lidi produttivi. La cartina (del 2013) identifica bene le aree dell’Europa Meridionale afflitte dalla disoccupazione, che non risparmia neanche i Paesi Europei a “prima velocità” Euro. ( Fig. 1)

Fig. 1

L’economia alveolare interdipendente3

Essa può considerarsi la forma più evoluta della nuova economia circolare che ha sostituito da tempo, almeno nelle teorie, quella lineare. Il futuro sostenibile 4.0 significa capacità di produzione locale a km 0, utilizzo della merce, materiale e immateriale, quindi riuso, riciclo completo, in modo da evitare sprechi e iperconsumismo. Si supera così la fase di protezione ambientale da iperproduzione di anidride carbonica, evitando la catalogazione in Paese User, quello che produce CO2 per attività industriali di sostentamento e Paese Consumer che produce CO2 soltanto in funzione dello stile di vita basato sull’utilizzo eccessivo di fossile per energia elettrica, trasporti e usi voluttuari (Oil Lifestyle).

Lo step dell’Economia circolare appare necessario per passare alla fase successiva: quella dell’Economia Interdipendente. Ogni Regione, Land o Macroregione deve assumere un rapporto di interscambio commerciale a km 0 con Regioni viciniori in modo da ridurre lo spreco del trasferimento a distanza. I rapporti commerciali devono basarsi su scambi privilegiati non solo per l’opportunità delle vicinanza, ma per affinità di produzione, agricola, manifatturiera, meccanica, industriale, etc. Ciò attiverà un circuito virtuoso che poi potrà essere riflesso su altre Regioni viciniori le quali a loro volta potranno instaurare scambi commerciali su la base di similarità riconosciute.

Assenza di vincoli europei, di dazi o tassazioni che possano limitare la libertà degli scambi, costituiscono elementi essenziali per un nuovo processo non più produttivo, ma di libero scambio commerciale, tenuto presente che il riuso del prodotto e la limitazione produttiva sono alla base del ciclo anzi riferito. In tal modo, si perpetua all’infinito il supporto che ogni regione offre e che riceve, privo di vincoli o restrizioni provenienti da Stati egemoni.

Naturalmente è questo un terreno da sviluppare, unitamente a Economisti, cercando nuove forme di patti territoriali. Ad esempio la Sardegna e la Catalogna, assai vicine sotto il profilo culturale nonché linguistico, potrebbero avviare un Patto di territorialità o di contigua cooperazione nel versante turistico. La Baviera e il Lombardo Veneto su quello della meccanica e dell’automobilismo. Il versante adriatico, con le sue 5 Regioni potrebbe avviare scambi culturali e interscambi con la Slovenia e Croazia. In pratica un sistema economico fungibile, idoneo ad avvicinare le economie regionali e potenziarle senza timore di tassazioni, dazi o vincoli europei come avviene attualmente.

Un esempio recente è costituito dalla recente stipula consortile tra il Governatorato di Jendouba e Regione Sardegna per accordi tra le cittadine sarde di Calasetta e Carloforte e le comunità tabarchine mediterranee, in vista della candidatura dell’Epopea Tabarchina al patrimonio immateriale dell’umanità Unesco.

Secondo il Governo tunisino, tra la Sardegna e Jendouba dovrà nascere una processo di sviluppo nell’ambito del progetto istituzionale, che si concretizzerà nel partenariato di cooperazione decentrata sul programma ENI CBC Bacino del Mediterraneo 2014 – 2020.

L’interesse reciproco è quello di sviluppare nuovi flussi commerciali, turistici e culturali, specie tra il territorio di Jendouba, con il Sulcis Iglesiente.4

Smembramento ? Dissoluzione del concetto d’Europa? Né l’uno né l’altro, perché le identità etniche e culturali non necessitano di confini stabiliti. Se universalmente accettato, il Piano delle Regioni Europee (e non dell’Europa Regionale) dovrebbe passare il vaglio di una ratifica di Patto Costituzionale che renda Federativo detto accordo.

Un’idea non dissimile, le Macroregioni, fu elaborata da Gianfranco Miglio. L’ipotesi era di una Federazione Italiana di otto entità regionali, definite Cantoni, comprendente più Regioni contigue a statuto ordinario. L’entità Cantonale si attribuiva anche a ciascuna Regione a stato speciale. L’entità Federativa sarebbe stata competente, in modo esclusivo, per la politica estera, la difesa, la politica monetaria, l’ordinamento giudiziario e in via concorrente per la previdenza e la sanità.

Miglio si era tuttavia dedicato agli aspetti costituzionali del progetto, con una ben precisa articolazione amministrativa e di governo politico. Poco spazio aveva lasciato alla previsione di un’economia regionale e/o interregionale, che egli stesso identificava come tale e in stretto riferimento all’Italia Federata, non svincolata né nella fase di programmazione economica né negli aspetti fiscali.

In sostanza cambiavano i termini, ma l’articolazione strutturale e burocratica restava pressoché identica a quella prevista dai nostri ordinamenti costituzionali.

Tutta da sviluppare l’articolazione dell’Economia Regionale e quella fiscale che restano in nuce. Se l’entità-Stato diventa virtuale, non è concepibile che possa essere anche esattore di proventi fiscali che resterebbero interamente nella gestione autonoma della Regione-Lander.

In un’ipotesi di Europa Federativa, e qui similmente all’ipotesi Miglio, spetterebbe all’Entità Sovrana la competenza-quadro su Difesa, Giustizia, Controllo della Criminalità, Programmazione Scolastica e Universitaria, Sanità. Una sorta di riproduzione europea di quanto prefissato dall’art.117 della nostra Costituzione sulle competenze legislative, alcune di potestas regionale, ferma restante l’attribuzione legislativa della normativa-quadro o di cornice allo Stato quale Entità Sovrana.5 6

Al momento attuale non si può prefigurare una modello diverso da quello statunitense. L’altro possibile riferimento è quello sovietico nel quale ogni stato-nazione, tuttavia, aveva una giurisdizione assai poco autonoma, specie in tema di politica estera, difesa, etc.

Rispetto al progetto di Miglio, le differenze consistono nell’applicazione del modello all’intero continente, per soddisfare le necessità autonomistiche emergenti e nella ipotesi di un’Economia interdipendente, con piena autonomia di programmazione e livelli di produzione, finora attribuiti all’Entità Sovrana.

Un’ipotesi forse avveniristica e tutta da sviluppare, tuttavia non si intravede strada diversa salvo la progressiva dissoluzione del Vecchio Continente.

Note:

1 A.Ferrara http://www.frontiere.eu/europa-40-velocita-unipotesi-rifondare-lunione/

2 https://www.ansa.it/documents/1607279023945_doc_201203_joint_letter.pdf

3 A.Ferrara, A.Colella, P. Nicotri, Oil Geopolitics, Agora&CO, Lugano, 2017

4 Repetto S. Sardegna e Tunisia insieme per un progetto di sviluppo. La Nuova Sardegna, 2 , maggio 2018

5 Miglio G.F. Lezioni di politica, Editore il Mulino, 1994.

6 Miglio G.F. Oltre lo Stato nazione: l’Europa delle Regioni, https://www.miglioverde.eu/miglio-europa/.

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