Santo Stefano e Ventotene. Un nuovo panorama per l’ex luogo carcerario

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Mercoledì 16 giugno presso la Sala Senato a Roma, Silvia Costa, Commissario straordinario del Governo per il Progetto di Recupero e Valorizzazione dell’ex Carcere Borbonico dell’isola di Santo Stefano-Ventotene, e Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza hanno siglato un accordo quadro inteso a promuovere iniziative di ricerca, trasferimento tecnologico, formazione, educazione e divulgazione, aventi a oggetto il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere di Santo Stefano e dell’Isola di Ventotene sul piano culturale, paesaggistico e ambientale, in stretta connessione con le caratteristiche storiche dei contesti di riferimento e con particolare attenzione alla loro vocazione europea.

Antonella Polimeni e Silvia Costa.

Voglio sottolineare – dice la Rettrice, Antonella Polimeni – l’importanza di una sinergia realizzata su temi di estrema attualità, come la crescita sostenibile, la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, la valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico, storico, paesaggistico, naturalistico, materiale e immateriale, in un luogo fortemente simbolico per l’Italia e per l’Europa”.
Questo accordo dà seguito all’impegno di attivare forme di collaborazione stabili con il sistema universitario del Lazio – sottolinea Silvia Costa – È il primo passo di un accordo in cui a breve entrerà anche il Comune di Ventotene. L’iniziativa ha il suo fulcro nella prospettiva del New European Bauhaus a cui il progetto di recupero si ispira.”
A supporto dei progetti mirati al recupero, promozione e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente, saranno approfonditi i temi legati alla sostenibilità ambientale ed energetica, allo sviluppo di tecnologie innovative per l’approvvigionamento e l’efficientamento energetico, della resilienza dei sistemi, della gestione delle risorse idriche, dello smaltimento e riciclo dei rifiuti.
Ventotene e Santo Stefano nella storia
Un solo comune il cui territorio consta di due isole situate al confine geografico e storico tra Lazio e Campania che hanno condiviso la destinazione a reclusorio e confino legate anche alla dissidenza politica, alla libertà di pensiero e alla costruzione dei principi democratici e europeisti.
Luogo di esilio coatto già a partire dagli antichi romani, e in seguito bagno penale dei Borbone ed ergastolo del Regno d’Italia, del regime fascista e della Repubblica, la piccola isola di Santo Stefano venne scelta alla fine del ‘700 da Francesco IV di Borbone per edificarvi una possente struttura detentiva immaginata come un teatro San Carlo rovesciato, per consentire un totale controllo dei galeotti comuni e dei deportati politici, secondo i principi illuministi dei fratelli Bentham, ripresi dall’arch. Francesco Carpi.
Carcere Santo Stefano, il panopticon.

Tra i detenuti vi furono i Settembrini, padre e figlio, Giuseppe Poerio, Silvio Spaventa, accanto a Fra Diavolo, e poi Gaetano Bresci e Pietro Acciarito, Rocco Pugliese e il bandito Giuseppe Musolino. Quindi anche gli antifascisti Mauro Scoccimarro, Pietro Secchia, Umberto Terracini e il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, poi confinato a Ventotene, la più grande struttura confinaria del fascismo. Nel 1952, un nuovo direttore, Eugenio Perucatti, sperimentò a Santo Stefano pratiche di recupero dei detenuti alla comunità civile. L’ergastolo fu chiuso nel 1965 e da allora giace in stato di abbandono.
Nell’isola di Ventotene, confinati con centinaia di altri oppositori del regime, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann redassero nel 1941 il programma politico intitolato “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”, considerato la base concettuale per la costituzione dell’Unione Europea, intesa come spazio comune in cui i Paesi potessero convivere in pace.

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