MAP di Taranto: musica e architettura unite nel segno della bellezza

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Leonardo Servadio
Musica e architettura, un binomio perfetto, forse inevitabile. Ma difficile da spiegare, in quanto articolato in echi, riflessi, assonanze impalpabili. Però col MAP Festival la Città di Taranto dal 18 al 30 giugno 2021 lo ha affrontato, scandagliato, soprattutto esperito attraverso concerti, visite guidate, incontri e dialoghi avvenuti soprattutto nella Concattedrale intitolata alla Gran Madre di Dio, capolavoro di Gio Ponti e una delle massime espressioni dell’architettura dedicata alla Chiesa ai nostri giorni, ma anche in altri luoghi quali il Teatro Comunale e il Museo Archeologico Nazionale. MAP sta per Musica Architettura Parallelismi: un acronimo per un chiaro programma. Del rapporto musica-architettura parliamo con il M° Piero Romano, fondatore e Direttore dell’Orchestra della Magna Grecia nonché animatore del MAP.

Il M° Piero Romano.

Si parla di solito della qualità acustica degli ambienti, col MAP invece si va oltre questo?
L’acustica è aspetto intrinseco all’architettura. Col MAP abbiamo inteso esplorare più a fondo la tematica: vi sono proporzioni e armonie che si manifestano nella progettazione architettonica, ma in modo simile articolano anche le melodie musicali. Quindi architettura e composizione musicale si incontrano nei rapporti e nelle proporzioni armoniche, pertanto abbiamo voluto valorizzare i luoghi e i beni culturali attraverso la musica, e valorizzare la musica attraverso i luoghi. Perché questa può diventare espressione del carattere dei luoghi, e renderlo più vicino alle persone. Così, nell’ambito del MAP, abbiamo cominciato a considerare quindici luoghi di importanza storica, artistica, architettonica della città, per ricercare in essi l’anima musicale.
Già in altre occasioni si sono compiuti esperimenti simili, con sonorizzazioni di solito monodiche che consentono di apprezzare il potenziale acustico degli ambienti…
Certo, ma qui l’approccio è differente. Abbiamo deciso di affidare a diversi autori il compito di cogliere le potenzialità musicali e il senso di un singolo luogo: che vi entrino in sintonia e che ne traggano ispirazione per poi comporre un’opera ad hoc. Un compositore per un singolo luogo, in un totale di 15 siti rilevanti della città di Taranto. Ne nasceranno pertanto brani musicali originali e specifici, ascoltabili in situ attraverso una connessione online attivabile tramite la lettura di un codice QR. E saranno singoli brani, con un inizio e una fine: non semplici sonorità ambientali, né melodie ripetute a loop. Saranno composizioni ad hoc, nate dall’incontro della sensibilità del singolo compositore con la singola architettura. È uno dei frutti di questo MAP e tali composizioni, dedicate ai singoli luoghi e a essi commisurate, saranno in quei luoghi disponibili a partire dal settembre 2021.
Nella storia della musica e dell’architettura si riscontrano consonanze stilistiche: allo stile Romanico con le sue spoglie pareti ben si attaglia il canto gregoriano, al barocco con la ricchezza dei suoi ornati fanno riscontro le agilità della musica coeva. Vi sono simili prossimità stilistiche anche nelle composizioni da voi promosse?
No, non è questione stilistica o tecnica. L’obiettivo qui è di far vivere il luogo, l’architettura, l’ambiente attraverso l’arte musicale. Il compositore Remo Anzovino ha visitato a lungo e studiato l’architettura della Concattedrale di Gio Ponti, ha letto il carteggio tra l’architetto e l’arcivescovo Guglielmo Motolese che negli anni ’60 lo volle quale artefice di quell’edificio.
GIo Ponti, Concattedrale di Taranto, vista verso il presbiterio. Foto C. Giordano

Ha ascoltato le vibrazioni che l’architettura trasmette: per via di empatia, poiché noi esseri umani sappiamo cogliere il senso profondo che le opere di valore recano impresse, quel che significano al di là di quanto l’analisi razionale, geometrica o strutturale sa spiegare. Sono gli aspetti poetici dell’architettura. Da questo nasce l’ispirazione che il musicista a sua volta interpreta. L’opera di Anzovino si intitola “Una vela tra due mari”, sarà resa disponibile a partire dal settembre 2021 e sarà la prima delle quindici opere che saranno dedicate ad altrettanti luoghi nella città: saranno i Quadri Sonori di Taranto. Nel suo insieme, un grande progetto pluriennale per la città inteso a prepararla e condurla verso i Giochi del Mediterraneo che ospiterà nel 2026: li ospiterà infatti quale Città della Musica
La Concattedrale della Gran Madre di Dio è stata al centro del MAP. Saranno coinvolte anche altre chiese?
Fabrizio Bosso ha trovato nella Cattedrale di San Cataldo la propria ispirazione. Ogni musicista sceglie il luogo preferito. O forse si può dire che è il luogo che sceglie il musicista destinato a interpretarne l’armonia. E stiamo dialogando con altri autori per gli altri luoghi significativi della città.
La tradizione musicale locale è a sua volta fonte di ispirazione?
Da Paisiello a Mario Costa, a Fago, la musica in Taranto offre un panorama ampio e variegato, non inquadrabile in specifici stilemi. Tranne forse cercare di encuclearne un’anima mediterranea. C’è una musica di tradizione popolare che risale ai tempi dei riti dionisiaci della Magna Grecia, ravvisabile nella taranta e nella pizzica che accompagnano balli caratteristici per la loro crescente concitazione. Oggi la musica d’autore potrà ben riecheggiarne i motivi, ma l’aspetto più importante è che trovi ispirazione nel rapporto, singolo e originale, con il luogo.
Già nel corso del MAP vi sono stati diversi concerti.
Certo. Cito ad esempio l’evento del 24 giugno, “Mozart Archistar” con musiche di Mozart e Piazzolla, l’Orchestra della Magna Grecia, il violinista Alessandro Quarta e le parole di Stefano Bartezzaghi: la sublime radiosità mozartiana accostata alla densità emotiva, fortemente passionale dell’autore argentino. La musica è sentimento, ravvisabile nella figura del duende, e la creatività ispira e genera, il suo significato non si esaurisce in spiegazioni.
O, altro esempio, l’architetto Mario Cucinella, che ha svolto una lectio magistralis il 26 giugno, in cui tra l’altro ha parlato della sua recente chiesa di Mormanno, fondata su figure di ispirazione barocca ma compiuta con un disegno contemporaneo, inoltrandosi anche sul rapporto tra progetto architettonico e materiali quali la terra cruda che può essere usata per costruire con l’uso di bracci robotici: materiale antichissimo, tecnologia modernissima.
O domenica 27 giugno, quando nella Concattedrale ha suonato Giovanni Sollima che tra l’altro è stato l’autore del brano Terra di Variazioni da cui è stato tratto l’inno dell’Expo di Milano 2015.
La musica, come l’architettura, può essere avvicinata attraverso i rapporti armonici, la scala pitagorica, le misure matematiche. Ma tutto questo si riversa in qualcosa che supera la spiegazione stessa: è allora che si entra nel dominio della bellezza.
Informazioni a questo link: https://www.tarantocapitaledimare.it/evento/map-festival/

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