Prezzo del petrolio, il ruolo dell’India, la zappa sui piedi europei

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Petroliera russa Volgoneft. Foto di Pete - CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7507830

Molti si chiedono perché il prezzo del petrolio e del gas non stia aumentando in modo significativo? Dopo le sanzioni imposte alla Russia per l’intervento militare in Ucraina, i prezzi schizzarono alle stelle. Però, da subito si scoprì che l’impennata del prezzo del gas era dovuta alla speculazione ben orchestrata sul mercato virtuale olandese.

Perché non succede oggi con la crisi mediorientale e con le sanzioni ancora più aggravate? Evidentemente la politica delle sanzioni non ha funzionato e generalmente non funziona. È più un atto di propaganda verso i cittadini dei paesi che le impongono che nei confronti della Russia o di altri paesi in guerra.

Oltre alla Cina, i cui rapporti commerciali ed energetici con la Russia sono arcinoti, anche l’India ha aumentato il suo import energetico dalla Russia. La priorità del governo Modi è di garantire la sicurezza energetica del proprio Paese. Vista dall’India e dal Sud del mondo la questione Ucraina è una delle tante crisi che, purtroppo, destabilizzano il pianeta. Perciò annoverare l’India tra i nemici dell’occidente è del tutto fuori luogo.

Prima della guerra in Ucraina l’India importava poco petrolio dalla Russia; oggi importa il 34% del suo fabbisogno. Si pensi che nell’anno finanziario 2022-23, le importazioni di greggio dalla Russia sono aumentate di quasi 13 volte. Anche le importazioni di altri importanti beni, come i fertilizzanti e il carbone, sono aumentate rispettivamente di quattro e tre volte. Rileviamo che l’India è il secondo produttore alimentare mondiale, misurato in termini di contenuto calorico, ed esportatore netto di cibo. Perciò la disponibilità di energia è essenziale.

Per un certo periodo ha comprato il petrolio russo a un prezzo inferiore ai 60 dollari al barile, prezzo imposto dalle sanzioni. Le ha bypassate anche utilizzando la cosiddetta “flotta navale ombra”, fatta da petroliere che operano sotto le più svariate bandiere. Lo si è visto a febbraio quando gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni alla società Sovcomflot, la compagnia di navigazione statale che trasporta oltre il 15% del petrolio russo in India. Gli importatori indiani hanno smesso di ricevere il petrolio delle navi cisterna Sovcomflot. Già a marzo, però, le forniture erano aumentate del 6% rispetto al mese precedente. Evidentemente la “flotta ombra” funziona alla grande! Dopo la Cina, l’India è diventata il secondo importatore di petrolio russo.

Ciò ha di fatto “oliato” il mercato, acquistando a prezzi contenuti una quantità di petrolio non solo per se stessa ma anche per altri paesi non direttamente legati alla Russia. Inoltre, gran parte delle importazioni dell’India finisce in occidente sotto forma di prodotti petroliferi derivati. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), nel 2023 i paesi europei hanno importato circa 225.000 barili al giorno di benzina e diesel indiani, rispetto a una media di 120.000 barili/g nei cinque anni precedenti. Il primo beneficiario europeo di prodotti petroliferi indiani è la “dura e pura” Olanda, tanto che il porto di Rotterdam ha registrato un aumento di 2,5 volte il volume dei prodotti petroliferi provenienti dall’India.

Quali sono allora gli effetti delle sanzioni? Chi le ha subite veramente con perdite importanti? Indubbiamente per la Russia le sanzioni hanno avuto un impatto negativo ma per niente devastante. Del resto, già le sanzioni imposte nel 2014 per l’annessione della Crimea ebbero scarsi effetti poiché Mosca con varie iniziative nei settori tecnologici, industriali e alimentari aveva sostenuto la produzione interna. Una politica di sostegno già sperimentata nel dopoguerra all’epoca dell’Unione Sovietica.

La Cina, l’India e altri paesi notoriamente hanno accresciuto i loro rapporti economici e commerciali con la Russia. Va rilevato, comunque, che gli Stati Uniti, oltre a portare avanti, tra l’altro, accordi d’importazione di uranio russo (!), approfittano della chiusura dei gasdotti e oleodotti russi per aumentare i prezzi dei loro prodotti energetici. Si noti che gli Usa ancora comprano dalla Russia circa un quarto dell’uranio arricchito necessario per mantenere attivi i suoi 93 reattori.

È l’atlantista Europa a pagare la bolletta! L’inflazione dei prezzi del gas e il sabotaggio del gasdotto North Stream hanno messo in ginocchio la locomotiva economica tedesca, colpendo anche il “vagone Italia” a essa collegato.

Nel 2015 l’Ue importava più di 100 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia; nel 2023 la quantità è scesa a 30 miliardi e si continua a cercare altre fonti in ogni parte del globo, Nel frattempo importa gas liquefatto dagli Usa a un prezzo rilevante. E il mercato, amico caro.

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