Mettiamo il falso in cornice. Una guida per godere l’arte e investire senza esser investiti

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Foto Clement Dellandrea/Unsplash

di Gianvico Camisasca

Viaggio nel sottobosco dell’arte dove vero e falso si confondono

Anche oggi leggendo la posta in arrivo nel computer ho avuto l’effimera illusione di essere tra gli uomini preferiti dalla Dea Fortuna. Ho scoperto, ancora una volta, che ben in tre parti lontane del mondo, perfetti sconosciuti mi hanno lasciato patrimoni milionari da gestire per premiare il mio altruismo e la correttezza professionale.

Nello stesso tempo altre e-mail mi informavano che avevo vinto nell’ordine un Rolex in oro e brillanti, una batteria da cucina, un box di articoli tecnologici contro pagamento di due euro, una tessera promozionale del costo di un euro per viaggiare gratis sulle reti ferroviarie internazionali fornendo i miei dati bancari.

Per concludere infine una bionda bellezza nordica e un’altrettanto sinuosa latina americana dell’età di mia nipote desideravano incontrarmi per una “disinteressata ” affettuosa amicizia… In tutti i campi la nostra vita si svolge ormai in una realtà piena di effimero, illusioni, imbrogli e falsità. Siamo diventati i nuovi Pinocchi che Gatti e Volpi accompagnano costantemente nel Campo dei Miracoli attirandoci con la speranza di farci moltiplicare denaro, fama e potere.

Anche l’arte, divenuta in gran parte strumento finanziario capace di raggiungere quotazioni elevate e impensabili, è presa sempre più di mira da speculatori e manipolatori.

Nel corso degli ultimi trent’anni, grazie alla mia attività diplomatico-consolare ho avuto l’opportunità di organizzare o essere coinvolto in mostre ed eventi di pittura e scultura con importanti artisti ed esperti del settore. Mi sono reso conto quanto sia vero il noto detto popolare “non e’ tutto oro quel che luccica”. Da collezionista amatoriale ho scoperto infatti con disillusione e leccandomi le ferite un mondo pieno di luci e ombre in cui è possibile – e facile – essere irretiti e truffati. Naturalmente non è sempre così, ma se non c’è la massima attenzione il rischio è sempre in agguato.

L’arte rubata

Già nel lontano 2018 nella prestigiosa sede della Società del Giardino di Milano avevo promosso un Convegno dal titolo “L’arte rubata” con la partecipazione tra gli altri del compianto critico dell’arte prof. Philippe Daverio, del Presidente del Tribunale di Milano dr. Roberto Bichi, del magg. Franco Provenza del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Per arte rubata si intendevano opere non solo trafugate ma anche falsificate o artificiosamente gonfiate in valore.

In occasione del citato Convegno ho avuto l’occasione di visionare i depositi del Tribunale di Milano dove come “corpi di reato” coesistono centinaia di opere vere e false sequestrate in operazioni per contrastare truffe e raggiri nel settore dell’arte che di anno in anno crescono in modo esponenziale. Per non parlare dei depositi nei caveau di molte dogane dove sono parcheggiate e custodite opere non tutte di lecita provenienza. Magari potranno un giorno riapparire, ma intanto qui si celano opere inestimabili scomparse da tempo. È un tenere in cassetta di sicurezza un capitale senza uguali.

A titolo d’esempio vediamo una decina di opere scomparse e rubate, spesso su commissione, ma certamente non distrutte …

1. I Papaveri (1887), Vincent Van Gogh, olio su tela, valore stimato: 50 milioni di euro. Rubato dal Museo Mohamed Mahmoud Khalil al Cairo nell’agosto del 2010.

2. Le Pigeon aux Petits Pois, Pablo Picasso, olio su tela, 50 milioni. Rubato nel 2010 dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. [ v. l’immagine a questo link: https://en.wikipedia.org/wiki/Le_pigeon_aux_petits_pois#/media/File:Picasso_-_Le_pigeon_aux_petits_pois_1911.jpg ]

Concerto a tre. Jan Vermeer – foto di
sconosciuto,commons.wikimedia.org.

3. Concerto a Tre (1666-1667), Johannes Vermeer, olio su tela, 200 milioni. Rubato in una rapina con altri 300 milioni di quasri nel 1990 al Isabella Stewart Gardner Museum di Boston (USA).

Rembrandt – gardnermuseum.org  Home  Info  Pic Pubblico dominio- commons.wikimedia.org

4. Cristo nella tempesta sul mare di Galilea (1633), Rembrandt van Rijn, olio su tela, 100 milioni. Rubato nella stessa rapina del Vermeer.

 

 

 

 

Caravaggio upload by Cuppoz, Pubblico dominio- commons.wikimedia.org

5. Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi (1600), Caravaggio, olio su tela, 50 milioni.

 

 

 

 

6. Ragazza che legge in bianco e giallo (1919), Henri Matisse, olio su tela, 200 milioni rubato nel Kunsthal Museum di Rotterdam il 16 Ottobre del 2012.

By Claude Monet – https://www.harvardartmuseums.org/collections/object/222214?position=21, commons.wikimedia.org

7. Charing Cross Bridge, Londra (1899-1904), Claude Monet, olio su tela, 50 milioni rubato nel Kunsthal Museum di Rotterdam il 16 Ottobre del 2012

 

 

Chez Tortoni. Di Édouard Manet (1832-1883) – https://www.gardnermuseum.org/experience/collection/10735, Public Domain, https://commons.wikimedia.org

8. Chez Tortoni (1879-1880), Édouard Manet, olio su tela, valore inestimabile. Rubato all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, il 18 marzo 1990.

 

 

 

 

 

Ritratto di signora. Gustav Klimt. Foto The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN: 3936122202., Pubblico dominio,commons.wikimedia.org

9. Ritratto di Signora (1916-1917), Gustav Klimt, olio su tela, 30 milioni. Si ritiene che il dipinto sia stato rubato il 22 febbraio 1997, poco prima dell’inaugurazione di una mostra e durante il restauro dell’edificio dove si trovava. Successivamente, le forze dell’ordine scoprirono un falso di alta qualità a Ventimiglia. il dipinto è stato poi ritrovato a Piacenza, nell’alveo del muro perimetrale della galleria Ricci Oddi. Strana la concomitanza del furto e del successivo falso sequestrato.

 

 

Van Gogh. Giardino nella canonica a Neunen in primavera. Copied from an art book, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9107706

10. Giardino della canonica a Nuenen in primavera (1884) – Vincent van Gogh, il suo primo olio su tela, valore sconosciuto. L’opera è stata rubata il 30 marzo del 2020.

 

 

 

 

 

Che cosa si intende per falso

Si possono indicare comunemente cinque tipi di falsi:

1- Copie di un originale

Tecnicamente le copie non sono dei falsi. È lo scopo e l’utilizzo finale che le rende tali.

Bisogna tenere presente che spesso è l’ autore a riproporre lo stesso quadro identico o con piccole varianti sia per scopi preparatori che su richiesta.

2- Composizioni eseguite con l’aiuto dei Maestri o autonomamente con il loro stile e tecnica.

Nella maggior parte dei casi non si tratta della creazione di un falso ma di un successivo errore di attribuzione dell’opera realizzata in realtà dai suoi allievi.

3- La creazione di un’opera nuova assemblando elementi tratti da due o più quadri dell’Autore riproponendone stile e tecnica. In linguaggio tecnico è un pastiche. In tale casistica si posiziona la maggior parte dei falsi.

4- Inserimento della firma o riferimento del Maestro in un’opera di altro artista del medesimo periodo e con caratteristiche simili.

5- Finitura di opere non terminate dall’autore o realizzazione su tele o multipli fatti firmare dall’Autore in bianco prima della sua morte.

Quanti potrebbero essere i falsi?

Tutti gli esperti e il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale in pittura distinguono nettamente tra le opere storiche degli autori classici del passato e quelle degli artisti moderni e contemporanei.

Sia nei musei che in commercio le opere false o dubbie in pittura fino al 1800 sono certamente più limitate in percentuale vista la difficoltà di riproduzione legata ai materiali, ai colori e alle documentazioni storicizzate.

Per lo più si può parlare di opere eseguite a più mani e quindi in realtà “della scuola di…” più che dell’artista.

Le tecniche di controllo hanno fatto passi da gigante, ma anche i falsificatori hanno adattato accorgimenti quali il recupero di tele o materiali dell’epoca o invecchiamento artificiale dei colori e di tutto il dipinto.

Personalmente ho potuto vedere, in un momento di boom delle icone russe, la realizzazione di opere dipinte al momento su materiali d’epoca e opportunamente trattate con raggi e temperatura per creare screpolature e fingere antichità!

Si ipotizza con buone probabilità che le opere contestabili degli autori dei periodi storici meno recenti non siano più di un 20-25 % anche se molti alzano l’asticella a livelli assai superiori.

In questi casi i dubbi sono alimentati dalle diverse valutazioni e perizie degli esperti schierati su fronti opposti, a loro volta sovente animati da interessi privati. Ad esempio, dei circa venti quadri attribuiti a Leonardo da Vinci che sono giunti fino ai nostri giorni solo dieci si considerano indiscutibilmente autentici: tra gli altri, la Monna Lisa, l’Ultima Cena o la Vergine delle Rocce, opere nelle quali le analisi scientifiche e stilistiche coincidono all’unanimità. Per quanto riguarda le altre opere, la paternità è più o meno accettata ma senza unanimità. (Vedi Storica, National Geographic)

Il prezzo della firma

Quel ch’è certo è che il valore dell’opera non è determinato dalla bellezza della stessa, ma dalla firma o dall’attribuzione all’autore. E, anche se contestata, l’opera raggiunge comunque cifre record di valutazione richiamando l’interesse del pubblico. Si arriva a visitare un museo o una mostra per visionare un’opera incerta, per valutarla con il proprio parere, trascurando spesso opere ben più importanti dello stesso autore presenti nello stesso luogo!

Molto sospetti inoltre a mio parere sono i sempre più frequenti, miracolosi ritrovamenti. Anche nel dubbio, le quotazioni diventano stratosferiche.

Solo citando alcuni casi tra le decine esistenti possiamo rendercene conto :

Salvator Mundi. Foto di Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org

•Il Salvator Mundi è un’opera forse del 1499 attribuita a Leonardo da Vinci: un’opera mai mostrata al pubblico, se non a partire dal 2011 in occasione di una mostra alla National Gallery di Londra in cui è stato presentata dopo un restauro che ha eliminato vecchie ridipinture. Il quadro fu ritrovato nei primi anni Duemila e venduto una prima volta nel 2005, a una quotazione molto bassa. Il colpo di scena avviene nel 2017, quando viene presentato da Christie’s New York e venduto con un rilancio non necessario a 450 milioni di dollari. Un record. Ora il quadro è praticamente scomparso.

 

•Modigliani. Nell’estate del 1984, nel Fosso Reale di Livorno, vengono rinvenute delle sculture a forma di testa (rinominate in seguito Teste di Modì). I critici dell’arte non hanno dubbi, salvo pochi casi: le opere sono originali di Amedeo Modigliani, pittore nato a Livorno cent’anni prima, nel 1884. Solo la confessione e l’ampia documentazione fornita da tre studenti riuscirono a dimostrare ,tra l’incredulità dei più, la falsità delle opere e la burla del secolo apparecchiata agli esperti .

• L’Ecce Homo di Caravaggio di cui appassionatamente si parla in Spagna in questi mesi e ora in mostra al Prado (v. https://www.frontiere.info/caravaggio-le-opinioni-e-i-valori-tra-il-venale-il-banale-e-il-reale/ ) offerto all’asta in un primo tempo con un valore iniziale di 1.500 euro poi passato a una valutazione intorno ai 100 milioni offre ombre e dubbi.

Dubitare non è negare, ma affermare che è opportuno non credere senza prove certe e inconfutabili.

In ogni caso il produrre falsi di autori classici quali Caravaggio, Tintoretto, Goya, Leonardo, ecc. è di estrema difficoltà ed è impresa realizzabile solo da artisti di eccezionale bravura. Ma in tutti gli Stati e in vari anni ci sono stati geniali “falsari” capaci di creare vere e proprie opere di rilievo.

Per citarne alcuni :

•David Stein e moglie, con opere di Chagall, Matisse, Braque.

•Han van Meegeren (1889-1947), olandese creatore di opere del tutto nuove, nello stile di Vermeer e Pieter de Hochs.

•Tony Tetro, americano con repliche di opere dall’arte antica e creazioni nello stile di Rembrandt, Joan Miró, Marc Chagall, Salvador Dalí e Norman Rockwell.

•Wolfgang ed Helene Beltracchi, tedeschi, autori di nuove opere nello stile di artisti come Max Ernst, Heinrich Campendonk, Max Pechstein e Fernand Léger con complete dimostrazioni di provenienza.

•Greenhalgh e famiglia, autore di statue vendute a importanti musei. Afferma anche di essere l’artista che ha realizzata l’opera La Bella Principessa, attribuita a Leonardo da Vinci e conservata in un caveau segreto in Svizzera ma di recente riapparsa sul mercato internazionale. Tale opera per inciso mi è stata proposta recentemente da intermediari nel caso conoscessi persone interessate in ambito internazionale.

Invito naturalmente respinto.

•Tom Keating, inglese creatore di falsi di artisti come Rembrandt, Edgar Degas e Modigliani.

Il valore globale dei falsi in circolazione oggi è stimato in vari miliardi di dollari.

Sottolineando che il fenomeno del falso è presente a ogni livello e genere, e in ogni epoca fin dall’antichità, si deve evidenziare che tocca il suo culmine nella nostra epoca coinvolgendo o, meglio, travolgendo gli artisti moderni e contemporanei.

Secondo una stima, condivisa nel settore, si ritiene che per questi artisti, nelle collezioni sia pubbliche che private, i falsi, spesso non riconoscibili dagli stessi autori, siano compresi tra il 50 e il 70 per cento delle opere esposte!

Perché non riconoscibili? Perché, come nel caso di Andy Warhol e molti altri, realizzati nello studio dell’artista, ma non materialmente da lui!

Innanzi tutto, chi sono le vittime di questi raggiri, oltre agli sprovveduti acquirenti?

Gli artisti moderni sono quelli vissuti tra il 1860 e il 1970.

Per identificarli con esempi ne citiamo alcuni

• Paul Cézanne

• Claude Monet

• Van Gogh

• Antoni Gaudì

• Pablo Picasso

• Jackson Pollock

Gli artisti contemporanei sono quelli più recenti e i creatori di avanguardie culturali come la performance art o la pop art e i graffiti.

Citiamo tra gli altri:

• Andy Warhol

• Francis Bacon

• Keith Haring

• Roy Lichtenstein

• Mark Rothko

• Joseph Heinrich Beuys

• Bansky

• Damien Hirst

• Jasper Johns

• Jeff Koons

Molto spesso non bastano certificati di provenienza ed autentiche, a loro volta facilmente falsificabili.

Un accorgimento praticato più spesso di quanto si pensi è di creare un verificabile pedigree all’opera con esposizioni documentate in mostre, vendite mirate a collezionisti amici o passaggi in aste con vendite e riacquisto pilotati. Basta essere pazienti, e il valore crescerà esponenzialmente così come la credibilità dell’opera.

Un mercato similare nel drogare e falsare è stato ed è quello delle vendite on line dove opere, se non dubbie, almeno di scarso impegno, qualità e valore si autopromuovevano, grazie alle capacità di accattivanti imbonitori. Per fortuna tale segmento di vendita si è ridotto in modo notevole in termine di valori, se non per numero di opere.

Un altro aspetto che desta grave preoccupazione è che spesso chi certifica l’autenticità per la vendita di un’opera in modo diretto o indiretto ne è in realtà il proprietario.

Chi influenza il mercato dell’arte ?

La risposta ci viene da Wikipedia: L’arte è un dialogo continuo fra produttore e consumatore, dialogo che favorisce la formazione del gusto; in particolare “i protagonisti del mondo dell’arte si suddividono in sei categorie: gli artisti , i galleristi, i mercanti d’arte e le fiere di settore, i curatori, i critici, i collezionisti e gli esperti delle case d’asta”. Le aste online, in particolare, favoriscono poi l’avvicinamento al mercato dei giovani collezionisti (v. https://it.wikipedia.org/wiki/Mercato_dell%27arte )… e quindi anche favoriscono l’avvicinamento al mercato di un pubblico meno esperto.

Il valore del prezzo

Paradossalmente, un’altra ragione per cui l’arte attira l’attenzione del grande pubblico è il fatto che sia diventata così costosa. Le quotazioni stratosferiche riportate a caratteri cubitali sui giornali contribuiscono a diffondere la concezione dell’arte come bene di lusso e come status symbol.

La scena dell’arte contemporanea pone il marketing e la distribuzione in primo piano. L’attenzione viene spostata dall’oggetto con il suo reale contenuto alla sua presentazione e alla desiderabilità economica e di immagine.

Così si spiega anche il fenomeno di artisti-meteore lanciati sul mercato che, dopo uno scoppiettante apparire, si spengono in un limbo dimenticato, lasciando gli acquirenti nel possesso di tele spente di ogni interesse o di oggetti d’arredamento e non d’arte.

È lo stesso criterio della letteratura che si nutre di nuove opere in continuo, eclatante lancio e dimenticate in pochi mesi finendo nel banco delle offerte scontate.

Opere “uniche”

Un altro mito da sfatare è l’unicità delle opere d’arte. Non si parla in questo caso spesso di veri e propri falsi, ma di originali moltiplicati dall’artista per far fronte alle richieste del mercato.

Non parliamo dei multipli in tiratura più o meno limitata e numerata presentati come tali soprattutto in sculture e litografie, ma di opere licenziate dal Maestro come uniche anche se realizzate in più esemplari perché autorizzati dalle regole del mondo dell’arte o perché comunque “unica” è l’idea che le ha ispirate…

Non tutti sanno che in scultura e in fotografia si possono chiamare opere uniche NOVE copie a cui si aggiungono varie prove d’autore.

Anche in pittura, di mano del Maestro, un soggetto può essere stato ripetuto uguale, o con piccole varianti, più volte.

Alcuni tra i moltissimi esempi sono :

I Girasoli di Van Gogh in realtà sono sette diversi dipinti di cui uno purtroppo andato distrutto.

L’Urlo di Edvard Munch esiste in quattro versioni, due delle quali sono in pastello anziché in pittura.

Le Ninfee di Monet che dopo la prima del 1897 arrivano a circa 250 quadri, con lo stesso titolo e quasi lo stesso soggetto.

Il Pensatore di Auguste Rodin può essere ammirato in dozzine di musei con almeno 25 repliche solo in Europa. Il Bacio dello stesso artista esiste in tre copie in marmo di grandi dimensioni, numerosi calchi in gesso e centinaia di calchi in bronzo.

La Fountain di Marcel Duchamp del 1917, il provocatorio orinatoio capovolto con l’aggiunta di alcuni segni di penna sul lato con la firma “R Mutt, 1917” è presente alla Tate Modern di Londra, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma e al Centro Pompidou di Parigi oltre ad altri dodici esemplari esistenti in vari musei.

In conclusione: muoversi da soli e non attrezzati nel mondo dell’arte è come pensare di scalare l’Everest in scarpe da tennis o attraversare il Sahara con un borraccia e a piedi. In entrambi i casi si finirebbe vittime di allucinazioni e miraggi.

Non basta nemmeno avere una buona guida, anche se nota. Certo è d’aiuto, come è bene affidarsi a reputate gallerie e case d’aste.

Il punto principale pero’ e’ un’altro… È di avere il coraggio di non nascondere il proprio obiettivo.

Bisogna prima di tutto che chi compra sappia se compra un’opera di qualsiasi genere perché gli piace e lo appaga, se lo fa come investimento finanziario o se come semplice se pur costoso oggetto da arredamento.

Nel primo caso è una personale scelta estetica, e come tale pur se ponderata si identifica come la scelta del dolce preferito in una pasticceria: è quello che ci stuzzicava.

Nel caso di investimento, come in ogni tipologia di questo tipo assimilabile alla borsa azionaria, gli elementi da valutare vanno dalla disponibilità al rischio, alla effettiva conoscenza del mercato.

Nel terzo caso infine è bene ricordarsi che anche una cornice vuota arreda una parete.

Per quanto mi riguarda nella mia piccola collezione d’arte accanto ad opere di buon livello mantengo anche un paio di incidenti d’acquisto rivelatesi, nonostante attestati e perizie, falsi di ottima fattura.

Quello che conforta il mio orgoglio ferito è che spesso mi vengono elogiati, da chi ignora la realtà, come tra i miei migliori acquisti…

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